mercoledì 1 luglio 2026

5 febbraio: 3C e 3E al Memoriale della Shoa di Milano

Eccoci davanti al muro che ricorda l'INDIFFERENZA di chi, durante le persecuzioni nazi-fasciste, è rimasto in silenzio per paura, pur rendendosi conto delle deportazioni che da qui partivano. Renzo, la nostra guida, ci spiega che in origine da questi binari sotto la stazione centrale partiva la posta. Proprio qui davanti, infatti, ancora si erge il palazzo delle Regie poste.














Il plastico del complesso monumentale.



Durante il regime fascista, l'Italia era una monarchia, governata da re Vittorio Emanuele III.  Renzo ci mostra la sua foto. Fu lui a controfirmare l'ingresso in guerra voluto da Mussolini e, due anni prima, le leggi razziali.



Durante la guerra venivano arrestati tutti gli indesiderati dal regime: antifascisti, sabotatori, scioperanti, oltre agli ebrei. Questi ultimi venivano inviati nei campi di sterminio, gli altri a lavorare nei campi di concentramento.
Stiamo per entrare in uno dei vagoni nei quali venivano stipati i prigionieri in attesa di essere deportati. Noi siamo circa cinquanta, ma in uno di questi carri-bestiame venivano fatte salire anche oltre 100 persone, dal dicembre '43 fino al gennaio '45.

 

La sensazione è terribile: ci immaginiamo che cosa significasse trascorrere giorni e giorni, senza acqua né cibo, senza servizi igienici, con il terrore per la brutalità dei soldati e per l'angoscia per quello che ti sarebbe successo, che nessuno ben sapeva.


L'aria entrava da questa minuscola finestra


Su questo muro sono riportati i nomi di tutti coloro che da qui partirono. I pochi nomi in rosso sono quelli di chi si è salvato.


Questo è il monta-vagoni con cui i convogli, carichi di persone, venivano sollevati fino ai binari 18 e 19 della stazione centrale di Milano.


Lungo la banchina, oltre 20 epigrafi ricordano ognuna uno dei treni che da qui sono partiti per i campi.





Il treno su cui fu deportata Liliana Segre. Aveva 14 anni




Siamo dentro la Rothko Capel, luogo di riflessione. Qui Renzo ci parla di Giorgio Perlasca, uno dei giusti, cioè dei non ebrei che hanno aiutato molte persone perseguitate, rischiando la propria vita. Perlasca ha avuto il coraggio di non restare indifferente! Ha salvato circa 5000 ebrei di Budapest. Tornato a casa, non aveva raccontato niente nemmeno ai suoi famigliari. Fu cercato e ritrovato da alcune delle persone che aveva salvato e che lo hanno riconosciuto subito. Sua moglie e suo figlio fino a quel momento non ne sapevano niente! Un altro giusto fu il nonno di Alberto Angela che, come Perlasca, non aveva raccontato nulla ai suoi cari. Sono veri eroi!




Al Memoriale incontriamo Alina e Marco, del Dipartimento di Studi Storici dell'università Statale di Milano. Ci spiegano in che cosa consiste la loro attività di ricercatori e ci presentano la Mappa della Memoria di Milano, in cui hanno tracciato 80 luoghi legati alla persecuzione nazi fasciste e alla Resistenza.
Ora ci distribuiscono la versione cartacea del loro lavoro: ci servirà per realizzare quella dei luoghi della Memoria di Villasanta.
Marco ci spiega com'è strutturata la Mappa della memoria di Milano: sul retro, una mappa storica di Milano, del 1943, indica i rifugi antiaerei in cui i milanesi si rifugiavano. Un'altra mappa sintetizza i luoghi della memoria. I colori distinguono le 7 categorie in cui i luoghi sono divisi.








In piazza Loreto questa stele ricorda la rappresaglia del 10 agosto del '44. Qui vennero uccisi quindici partigiani, prelevati da San Vittore, per scoraggiare il sentimento anti-fascista dilagante: in particolare, pochi giorni prima, una bomba era scoppiata su un camion tedesco che portava delle armi. I corpi vennero lasciati esposti per giorni, come atto intimidatorio. Oggi sono ricordati come i Martiri di piazza Loreto. In questa stessa piazza vennero esposti anche i corpi di Mussolini, Claretta Petacci e alcuni  alti gerarchi fascisti alla fine della guerra.





Siamo in via Vitruvio. La notte di Capodanno nell'ex cinema Impero e in altri cine-teatri milanesi i sappisti (Squadre Azione Partigiana) organizzarono una rivolta. L'UNIMI e ANPI l'anno scorso hanno realizzato un murale in piazzale Botticelli per ricordare quattro ragazzi che furono uccisi perché avevano distribuito volantini antifascisti.



L'ultima tappa della nostra camminata è il Collegio dei Salesiani di via Copernico, vicino alla Stazione Centrale. Da questo edificio il CLN  proclamò l'insurrezione del 25 aprile 1945 e dunque guidó la Liberazione, proprio da qui, proprio da Milano.


Antonia e Lorenza ci portano alla Casa della Memoria per visitare la mostra "La memoria si rinnova". Lorenza ci spiega la difficoltà di molti reduci a raccontare ciò che avevano vissuto nei lager. La memoria a volte è molto dolorosa, ma necessaria, come diceva Primo Levi: Ricordate che questo è stato!







Ringraziamo Alina e Marco per la interessantissima camminata di oggi. Ci salutiamo con il proposito di provare a conservare la Memoria di ciò che accadde a Villasanta, con l'aiuto di ANPI. Il nostro lavoro consisterà nel raccogliere informazioni su quel periodo, anche nelle fonti materiali o orali di famiglia, per tracciare quei ricordi su una mappa interattiva di Villasanta, che costruiremo sull'esempio di quella di Marco e Alina.
Grazie Lorenza e Antonia, grazie Marco e Alina per averci guidato dentro i luoghi della storia e per averci aiutato a capire l'importanza di ricordare attivamente il passato, per essere consapevoli di quanto siano preziosi i diritti di cui godiamo nel presente.